VPN del GOLEM

In questa pagina sono descritti i dettagli implementativi della VPN del GOLEM.

Indice

Cos'è una VPN

VPN è un acronimo che sta per Virtual Private Network, cioè rete virtuale privata. I computer che comunicano attraverso una VPN agiscono come se fossero tutti collegati fisicamente alla stessa LAN (Local Area Network).

Vantaggi:

  • i computer possono essere dislocati fisicamente in posti molto distanti
  • possono utilizzare infrastrutture di rete con tecnologie molto diverse (Ethernet, WiFi, 4G, WiiMax, ...)
  • possono stare dietro un NAT (tradotto, non c'è bisogno di "aprire porte" sul router)
  • sembra di lavorare con macchine locali
  • i dati che passano attraverso la VPN sono cifrati

Ci sono anche delle limitazioni ovvie:

  • bassa velocità
  • elevata latenza

Possiamo considerare due tipi di VPN:

  • VPN brigded: si fa un bridge unendo le due reti in cui si trovano i computer, come se si prendesse un cavo (parecchio lungo) e si attaccassero i client ad uno stesso switch;
  • VPN routed: i dati in transito tra un client e l'altro sono smistati ad un livello più alto (pacchetto IP)

Nelle VPN routed ci sono alcune limitazioni apparentemente meno ovvie, tra cui:

  • non funziona il broadcast (no DHCP, no stampanti di rete, DLNA, SMB automatici)

Anche senza broadcast, si possono fare tante cose, e alcune applicazioni che ne fanno uso potrebbero comunque funzionare, a patto di ricorrere a configurazioni manuali sui client.

A noi bastano le VPN routed, quindi non ci soffermeremo su questi aspetti.

A cosa ci serve

Nella nostra Officina Informatica abbiamo vari computer, tra cui sicuramente:

  • un server per smistamento del traffico e cache dei pacchetti
  • il computer di sala corsi
  • il computer di officina

Maggiori dettagli sulla Rete del GOLEM possono essere trovati sulla pagina dedicata.

Perché ci serve una VPN:

  • A volte bisogna effettuare manutenzione su queste macchine, ma non lo si può fare in loco a causa della mancanza di tempo (in genere quando si è in officina - cioè una volta alla settimana - è necessario dedicarsi alle attività principali).
  • La nostra rete sta dietro un NAT: tradotto: non possiamo aprire porte per accedere alle macchine.
  • I dati che scambiamo con le macchine in officina, quelle a casa, e il VPS, devono essere cifrati.
  • Ci piace spippolare e fare serate a tema spippolamento :-)

Quindi, ci serve una VPN.

Requisiti

  • un server (useremo il nostro VPS)
  • un software VPN (useremo OpenVPN)
  • client per la rete (ma va?)

OpenVPN

Sul server, installiamo openvpn e anche easy-rsa (che ci servirà per generare le chiavi). Su Debian:

apt-get install openvpn easy-rsa

Configurazione server

Sul server deve essere creata una propria CA (Certificate Authority), che deve firmare tutti i certificati che andremo a utilizzare nella VPN. Per fare questo useremo la collezione di utili script easy-rsa. Per semplificarci il lavoro, lavoreremo nella directory /etc/openvpn, e ci copieremo anche gli script easy-rsa.

cp /usr/share/easy-rsa/* /etc/openvpn

Digressione inutile: io avrei messo /usr/share/easy-rsa/ nel PATH, ma quelli di OpenVPN dicono di copiare gli script per evitare problemi di compatibilità (es. oggi creo la mia fantastica VPN con easy-rsa versione $oggi, domani aggiorno easy-rsa a versione $domani, e dopodomani voglio aggiungere un nuovo client alla mia VPN ma non posso farlo perché agli script nuovi non piace la vecchia CA). Insomma, agli script non piacciono i certificati, a me non piace questo modo di fare, a tutti non piace qualcosa, poggio e buca fa pari, animo in pace, quindi facciamolo e basta.

Variabili d'ambiente

Modifichiamo le righe dello script vars. I valori inseriti qui saranno utilizzati di default per la generazione dei certificati, quindi, quando li genereremo, ci basterà premere Invio per far prima.

# These are the default values for fields
# which will be placed in the certificate.
export KEY_COUNTRY="IT"
export KEY_PROVINCE="FI"
export KEY_CITY="Empoli"
export KEY_ORG="GOLEM - Gruppo Operativo Linux Empoli"
export KEY_EMAIL="golem@mailinator.com"
export KEY_OU="VPN Task Force"

...

export KEY_SIZE=2048

Popoliamo l'ambiente eseguendo lo script:

# . ./vars

Creazione CA

# ./clean-all
# ./build-ca

ATTENZIONE: questi comandi distruggono l'eventuale CA che già abbiamo creato, quindi usiamoli solo la prima volta, a meno che non siamo masochisti e vogliamo ripartire da zero, buttar via tutto e impedire ai client (che già abbiamo) di collegarsi alla VPN. Una catastrofe insomma.

Nota: clean-all crea anche una nuova directory keys, dove sono salvate tutte le chiavi che abbiamo generato, e che genereremo da ora in avanti. Ci servirà più avanti.

Generazione parametri Diffie-Hellman

# ./build-dh

Ci vorrà un po', in base alla KEY_SIZE che abbiamo specificato in vars. Questo genererà un file dh2048.pem (o 1024, dipende dalla dimensione) nella directory keys. Ci servirà più avanti.

Generazione chiave server

# ./build-key-server golem.linux.it

dove golem.linux.it è l'hostname del nostro server. Non è necessario usare l'hostname vero, ma ci aiuta a tenere le cose ordinate. Possiamo avere tutte le chiavi che vogliamo, ma ce ne basta una (eventualmente anche per più VPN). Ci servirà più avanti.

File di configurazione server.conf

Copiamo il modello fornito da OpenVPN:

# zcat /usr/share/doc/openvpn/examples/sample-config-files/server.conf.gz > /etc/openvpn/server.conf

Modifichiamolo:

port 7777                                                # porta su cui è in ascolto OpenVPN
proto udp                                                # usare il protocollo UDP
dev tun                                                  # VPN routed
ca /etc/openvpn/keys/ca.crt                              # certificato CA
cert /etc/openvpn/keys/server.crt                        # chiave pubblica server
key /etc/openvpn/keys/server.key                         # chiave privata server
dh /etc/openvpn/keys/dh2048.pem                          # parametri Diffie-Hellman
server 10.60.73.0 255.255.255.0                          # indirizzi IP della rete
;ifconfig-pool-persist ipp.txt                           # ricorda gli indirizzi IP assegnati ai client?
client-config-dir /etc/openvpn/staticclients             # directory configurazioni specifiche dei client
client-to-client                                         # permetti ai client di parlarsi tra loro
user nobody                                              # rilascia i privilegi una volta finito
group nogroup
topology subnet                                          # tutti i client nella sottorete (no point-to-point)

Osservazioni:

  • proto: utilizziamo il protocollo UDP, perché TCP su TCP può portare al collasso della rete
  • nella rete 10.60.73.0/24, il server prende automaticamente il primo indirizzo disponibile, cioè 10.60.73.1
  • ifconfig-pool-persist: abilitato di default, memorizza nel file ipp.txt le associazioni client/indirizzo. Se dobbiamo poter raggiungere le macchine nella rete, queste dovranno avere un IP fisso, quindi in teoria questa cosa ci piace, ma in pratica no perché vogliamo mettere gli indirizzi a mano secondo una logica sensata, quindi commentiamo questa riga.
  • client-config-dir: in questa directory andremo a inserire le configurazioni specifiche dei client (es. l'IP statico)
  • client-to-client: lo mettiamo perché vogliamo che i client possano dialogare tra loro direttamente, senza dover ammattire col firewall
  • user e group: OpenVPN gira come root, e quando ha instaurato le connessioni e ha finito di fare il suo lavoro, è bene che rilasci i privilegi e continui a girare come utente semplice.
  • topology: indica il tipo di rete. Facciamo attenzione a aggiungerlo manualmente, perché altrimenti, per ragioni di retrocompatibilità, viene utilizzata la modalità point-to-point

Avvio del server

Proviamo:

# openvpn server.conf

Per avviare il servizio o abilitarlo permanentemente:

# systemctl [start|stop|restart|reload|enable] openvpn@server.conf

dove server.conf viene cercato nella directory /etc/openvpn.

Vediamo che adesso abbiamo una nuova interfaccia di rete virtuale denominata tun0 con indirizzo IP 10.60.73.1. Questa è la scheda che è attaccata al nostro lungo "filo" immaginario.

# ip addr

Aggiungere un client

Generazione chiave client

Sempre sul server:

# ./build-key client-numero-uno

Oss: utilizziamo un nome significativo. Come prima, consiglio di usare l'hostname.

Oss: probabilmente vogliamo utilizzare lo stesso ambiente vars di prima.

Oss: verrà generata la coppia di chiavi pubblica/privata client-numero-uno.cert/client-numero-uno.key nella directory keys.

Copiamo le chiavi client-numero-uno.* e anche ca.crt sul client (es. scp) e mettiamole in /etc/openvpn/golem.linux.it/.

Installazione OpenVPN

Sul client:

# apt-get install openvpn      # Debian
# pacman -S openvpn            # Arch

File di configurazione client.conf

Copiamo il modello del file di configurazione del client in un posto sensato, tipo in /etc/openvpn/ o /etc/openvpn/client/.

Es su Arch Linux:

# cp /usr/share/openvpn/examples/client.conf /etc/openvpn/client/

Modifichiamolo. Per brevità ometto cose tipo proto udp, tun e via discorrendo, che devono ovviamente corrispondere anche lato server.

remote golem.linux.it 7777
user nobody
group nobody
ca /etc/openvpn/golem.linux.it/ca.crt
cert /etc/openvpn/golem.linux.it/client-numero-uno.crt
key /etc/openvpn/golem.linux.it/client-numero-uno.key
keepalive 30 120                                         # riattiva le connessioni chiuse

Osservazioni:

  • remote: hostname e porta del server OpenVPN
  • keepalive X Y: ogni X secondi, controlla la connessione con il server, e se questa risulta assente per più di Y secondi consecutivi, si riconnette
  • group: su Debian deve essere specificato nogroup anziché nobody

Attenzione alle eventuali modalità di compressione e/o di cifratura, che devono corrispondere a quelle sul server. È facile che si abbiano impostazioni leggermente diverse a seconda del sistema che si usa (Debian, Arch, ...)

Assegnare IP fisso al client

Torniamo sul server e nella directory /etc/openvpn/staticclients (scelta prima nel server.conf) aggiungiamo un file per ogni client a cui si vuole assegnare un indirizzo statico. Il file deve chiamarsi come l'hostname del client (l'hostname che avete dichiarato nel certificato! Se è diverso dall'hostname vero, siete masochisti, e poi non dite che non avevo avvertito). All'interno inserire una direttiva ifconfig-push.

Esempio, file /etc/openvpn/staticclients/client-numero-uno:

ifconfig-push 10.60.73.77 255.255.255.0

dove 10.60.73.184.77 è l'IP che vogliamo assegnare al client che si presenta col certificato di client-numero-uno e 255.255.255.0 è la sua maschera di rete.

Avvio del client

Proviamo (uguale al server):

# openvpn client.conf

Per avviare il servizio o abilitarlo permanentemente:

  • su Debian
# systemctl [start|stop|restart|reload|enable] openvpn@client.conf

dove client.conf viene cercato nella directory /etc/openvpn

  • su Arch
# systemctl [start|stop|restart|reload|enable] openvpn-client@client.conf

dove client.conf viene cercato nella directory /etc/openvpn/client

Revoca di un certificato

Per revocare l'accesso a un client, è sufficiente revocare la sua chiave attraverso il comando:

# ./revoke-full client-numero-1

Nota bene: questo comando termina con Errore 23; secondo la documentazione ufficiale di OpenVPN, è tutto normale, in quanto, dopo aver revocato il certificato, lo script ricontrolla la sua firma, che a questo punto risulta non più valida.

Un altro modo per vedere se il certificato è stato revocato consiste nel listare il contenuto del file keys/index.txt e controllare che appaia una R (e un nuovo timestamp) accanto al certificato che si intendeva revocare.

Verifiche finali

Controlliamo di avere una nuova interfaccia di rete virtuale tun0 con l'indirizzo IP desiderato:

# ip addr

Proviamo il ping:

# ping 10.60.73.1

Accesso dall'esterno

Può essere interessante accedere ai servizi offerti da uno degli host interni alla VPN, ma senza accedere alla VPN. Ad esempio collegarsi ad un sistema di monitoraggio webcam remoto utilizzando la rete 3G del cellulare.

Per fare questo si può sfruttare l'IP pubblico del server VPN: impartendo alcune istruzioni iptables si va a monitorare una determinata porta (ad esempio 1234) e si indirizzano le richieste verso l'host interno alla VPN (che, per esempio, ha IP 10.60.73.12)

iptables -t nat -A PREROUTING -p tcp --dport 1234 -j DNAT --to-destination 10.60.73.12:1234
iptables -t nat  -A POSTROUTING -j MASQUERADE
sysctl net.ipv4.ip_forward=1 


L'opzione dport può essere variata a piacere se si vuole reindirizzare richieste da una porta verso un'altra:

iptables -t nat -A PREROUTING -p tcp --dport 1234 -j DNAT --to-destination 10.60.73.12:12

In questo modo si varia anche la porta. Può essere utile per evitare conflitti con server già presenti sulla macchina che si va ad interrogare.